Il tempo scorre velocemente come sabbia tra le dita. Utilizzarne ogni granello è l'essenza.
Se c’e’ un aspetto della tradizionale kermesse natalizia che mi ha sempre turbato un poco, e’ la sua ripetitivita’. Natale a me piace ma, in un modo o nell’altro, e’ sempre la solita solfa. In televisione si comincia un paio di mesi prima con le pubblicità mirate; si prosegue con i jingle festaioli, i film e gli “sceneggiati” di soggetto mistico e magico… Nelle città si da’ il via alle canoniche luminarie, le vetrine dei negozi sono doverosamente addobbate (quest’anno un po’ meno…effetto euro), la gente si riversa sempre più numerosa in centro alla ricerca del “presente”, quello che proprio non puoi fare a meno di regalare, i supermarket si affollano di panettoni e pandori più vari, angoli e angolini più o meno suggestivi si popolano di graziosi presepi. Che cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che un anno e’ trascorso e che niente e’ cambiato o quasi. Il venticinque dicembre, come sempre, ti attendono il canonico pranzo in famiglia, le chiacchiere dei parenti e alla sera, te ne torni mogio mogio a casa, con il sacchetto dei doni ricevuti. Per la verità, a sfogliare l’album dei miei Natali trascorsi, c’e’ qualche immagine più vivida delle altre: il primo Natale trascorso con il mio allora fidanzato; l’ultimo cosparso di forti emozioni assaporate con avidità nei giorni che lo hanno preceduto ma sofferto terribilmente nel giorno medesimo per la mancanza di un fottuttissimo coraggio che, in assenza, non mi avrebbe fatto perdere del tempo prezioso. Perso del tutto ormai. Quest’utimi anni ho avuto la penosa sensazione di invecchiare senza crescere. O meglio, mi sembrava di imparare ad ogni sopraggiunta lezione di vita ma ricommettendo lo stesso errore ricadevo nello sconforto. Non poteva essere così. E sì, un Natale dopo l’altro, uno uguale all’altro, solo tu che cambi. Cambi prospettiva. Ad un certo punto bisogna smettere di lagnarsi e provare a veder la vita come un grafico a dispersione fuori dalle angolosità e sentirsi punto all’interno di esso non meno importante degli altri. Tutte quelle crisi esistenziali noiosissime, quel non sapere non andare, cosa fare, persino cosa desiderare, quell’essere sempre dipendenti dal giudizio altrui, quel non saper stare da soli e non riuscire ad essere se stessi in compagnia, quel senso di inadeguatezza in ogni circostanza…. E’ con tanta difficoltà che ho fatto tre scoperte importanti in questi ultimi anni. Primo, in fondo non ho mai dimenticato chi sono davvero: gli entusiasmi, le passioni, la curiosita’ sono sempre quelli di una volta. Li avevo forse un po’ persi di vista ma insomma, ci sono sempre tutti. Secondo, oggi mi sento piu’ libera di vivermeli in pace. Quelli che mi amano, mi amano cosi’ come sono, con le mie paturnie, la mia chiacchiera inesauribile, la mia frenesia, il mio modo convulso e profondo di amare, il mio frequente fantasticare ad occhi aperti, il mio perenne pensare a due o tre cose contemporaneamente, la mia cronica distrazione, il mio disordine, la mia confusione. Terzo, non evito più la solitudine…dosandola con cura sa anch’essa lasciarmi qualcosa. Ho incontrato molta gente in questi ultimi mesi, tante persone con le quali ho parlato, discusso, scherzato e che mi hanno insegnato tantissimo… quanti libri ho letto grazie a loro, quante cose ho visto diversamente, quante conoscenze, quante informazioni… Molte sono ancora al mio fianco e spero restino per molto tempo ancora, altre rivelatesi col tempo meteore, hanno lasciato solo polvere luminosa che splende in quel cassetto che accuratamente tengo chiuso per non lasciare che mi accechi ancora. Dunque questo è il mio regalo, un augurio fatto di affetto, puro e sentito affetto. Ecco, credo che questo Natale, dopotutto, sara’ diverso. Uguale e diverso. Auguri a tutti. Auguri a te.
